Il paesaggio catanzarese nella fotografia di Antonio Renda

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Gli spazi del Palazzo della Provincia di Catanzaro già da alcuni giorni ospitano la corposa mostra fotografica “Differenze di vedute- varietà e identità del paesaggio nella Provincia di Catanzaro” che resterà aperta al pubblico per l’intera estate. La mostra, allestita su due livelli dell’edifico istituzionale e duplicata in veste tipografica da un raffinato volume edito da Rubbettino, propone, come già lascia intuire il titolo, un affascinante attraversamento delle incredibili varietà di paesaggio che caratterizzano il territorio catanzarese: uno speciale viaggio esplorativo condotto dall’obbiettivo di Antonio Renda che ,nella preziosa lettura visiva dei suoi scatti, ne indaga le diversità paesaggistiche restituendolo alla nostra visione in un rinnovato itinerario di scoperta e stupore. Il percorso di indagine fotografica compiuto da Renda affonda le proprie matrici generative nei paesaggi calabresi di Corrado Alvaro, nelle sue descrizioni che danno forza visiva, fisicità d’immagine alle parole e per cui ogni angolo, ogni luogo descritto concilia la suggestiva evocazione lirica con i più minuti dettagli, diventando materia viva, palpabile nella mente del lettore. Antonio Renda, con un lavoro di ricerca condotto con estrema sensibilità e capacità linguistica, è riuscito a cogliere e a tradurre, con l’utilizzo del lessico fotografico, l’anima stessa dei luoghi , descrivendoli e svelandone nel contempo quegli aspetti connotativi che ne costituiscono l’identità; quegli aspetti che ad un occhio superficiale e disabituato alla profondità analitica dello sguardo, sfuggono , diventando margine fragile degli automatismi e dei conformismi del vedere. Ciò che sfugge al nostro occhio profondo, perché sempre più spesso disabilitato all’analisi, è ciò che insegue col suo obbiettivo Antonio Renda nel tentativo di scoprire “il senso segreto delle cose” . Le sue foto descrivono e raccontano in una straordinaria sinestesia dello sguardo che apre a sensazioni olfattive, tattili, sonore. Così scorrono davanti all’occhio del fruitore irretito, coinvolto in continui rimandi, i suoi paesaggi pulsanti di vita, le geometrie naturali, le architetture dei luoghi , le stratificazioni di segni densi di storia. Nella successione di immagini che si offrono alla visione, si accendono i colori dei fiori selvatici, il giallo delle ginestre, il rosso – arancio dei terreni arsi, il celeste degli ulivi secolari ; si percepisce la “voce” inquieta o carezzevole del mare, l’urlo furente e cupo nell’irruento precipitare dei torrenti; si rivela la bellezza selvaggia delle montagne dai fianchi cretosi , dai versanti pietrosi e scoscesi, delle colline nelle infinite sfumature cromatiche dei campi, della vegetazione; si ricompone nell’animo la solitudine degli eremi , dei santuari , dei ruderi, altrettanti testimoni di un passato che ci appartiene e in cui ripercorrere i contorni più nitidi della nostra stessa identità . Una mostra , quindi, attraverso cui leggere i mutamenti e i valori salvifici di una terra impastata di cielo poiché lo stesso cielo , sempre diverso, è misura e fertile limite ai propri paesaggi.
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Teodolinda Coltellaro

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